Dalla prefazione di Carlo Trotta:
"Da quelle parti sotto la cupola leggermente rosata, mantenuta con un atmosfera terrestre, in quella sorta di strano purgatorio, ci si vedeva molto spesso Kurt Vonnegut. Kurt non giocava a poker. Gironzolava e si guardava attorno, faceva due chiacchiere con gli altri, spesso e volentieri, ma a chi lo conosceva bene appariva depresso. Probabilmente lo stupore del constatare che Trafalmadore non era una sua invezione, l'aveva intellettualmente debilitato. Vedere i trafalmadoriani poi... meglio non parlarne. Era comunque sempre pronto alla battuta, alla risposta sarcastica ai limiti del cinismo, a dibattere senza prevaricare su qualsiasi argomento. Era ancora un po incazzato per esser morto in modo così stupido, scivolare e batter la testa, come un qualsiasi anziano, quella testa così meravgiliosamente funzionante. Sapeva di essere ancora amato sulla terra, lo sentiva persino da li, per questo si dispiaceva, è come se dopo morto avesse capito che avrebbe potuto dare molto di più."

